
Mediazione familiare: quanto parlarsi diventa difficile
Vorresti parlare di vostro figlio, ma il confronto finisce ogni volta in un litigio. Ti racconto da dove possiamo cominciare e come lavoro, nella mediazione familiare, per aiutarvi a ritrovare uno spazio in cui ascoltarvi e decidere.
Magari avevi in mente di parlare soltanto di una regola per vostro figlio. Una cosa concreta, da decidere insieme. Poi l’altro ha risposto in un modo che ti ha ferito, tu hai cercato di spiegarti e, dopo poche frasi, vi siete ritrovati a discutere di tutto. Tranne che della questione da cui eravate partiti.
Se ti riconosci in una situazione così, puoi immaginare quanto sia difficile sentirsi dire: «Dovete pensare ai figli».
Ai figli ci pensi. Può darsi che proprio questo ti faccia stare ancora peggio: desideri proteggerli, eppure quando provi a parlare con l’altro genitore arrivano la rabbia, la delusione, la fatica di sentirti poco ascoltato.
Nel mio lavoro di mediatrice familiare parto anche da qui, da quello che state vivendo voi.
Prima di decidere, hai bisogno di trovare ascolto
Se fossi seduto qui davanti a me, vorrei capire che cosa ti succede quando provate a parlarvi. In quale momento il confronto si interrompe? Che cosa cerchi di dire e senti che all’altro non arriva?
Potresti dirmi: «Ogni volta sembra che quello che penso io non conti niente». Mi fermerei su queste parole. Ti chiederei di aiutarmi a capire quando accade, che cosa provi e che cosa vorresti cambiasse.
Lo stesso spazio deve poterlo trovare l’altro genitore. Anche lui, o lei, può portare una fatica che finora è rimasta nascosta dietro un’accusa o una risposta brusca.
Per me, sentirsi ascoltati e riconosciuti è un primo passo del lavoro. Da lì possiamo cominciare ad affrontare le decisioni per i figli, anche mentre fra voi restano sentimenti difficili.
E io, mentre parlate, che cosa faccio?
Ti faccio un esempio inventato. State discutendo dell’uso del tablet e uno di voi dice: «Ogni volta che metto una regola, tu mi smentisci».
Ti ascolto e cerco di capire che cosa è accaduto. Poi potrei restituirti così quello che ho compreso: «Quando davanti a vostro figlio arriva una risposta diversa dalla tua, ti senti messo da parte. Vorresti che prima ne parlaste fra voi. È questo che stai cercando di dire?».
Puoi rispondermi di sì, oppure correggermi. Magari il punto che ti preme è un altro. È importante che sia tu a riconoscerti nelle parole che ti restituisco.
Poi ascolto l’altro genitore. Potremmo scoprire che quella regola, in realtà, non era mai stata concordata. O che ciascuno aveva capito una cosa diversa.
È così che uso l’ascolto attivo, il riassunto e la riformulazione: per aiutarvi a capire di che cosa state davvero discutendo e che cosa conta per ciascuno.
A quel punto possiamo cercare delle possibilità. In quali momenti vale quella regola? Quali eccezioni volete prevedere? Come vi confronterete quando sarete in disaccordo?
Anche la creatività ha un posto in questo lavoro. A volte serve immaginare una terza possibilità, oppure distinguere due esigenze che sembravano incompatibili. Io vi aiuto a esplorarle; siete voi a scegliere che cosa può funzionare nella vostra vita.
«Ma nostro figlio che cosa capisce di tutto questo?»
È una domanda importante. Per provare a rispondere, dobbiamo guardare anche alla sua età e a come lui vive ciò che accade. Quello che ti racconto non è una sequenza uguale per tutti: le reazioni dei bambini possono essere molto diverse e sovrapporsi.
Quando è ancora molto piccolo, tuo figlio può essere sensibile ai toni della voce e alla tensione fra gli adulti, anche se non comprende le ragioni della discussione. Per questo, insieme alle parole, conta l’atmosfera che si crea intorno a lui.[2]
Negli anni della scuola dell’infanzia, può cercare una spiegazione e pensare che il litigio abbia qualcosa a che fare con lui. «È successo perché ho fatto il capriccio?». È una possibilità da tenere presente quando cerchiamo le parole per rassicurarlo.[1]
Durante la scuola primaria, può capire più cose e continuare a sentirsi spaventato o responsabile. La ricerca ha osservato questi vissuti anche nei bambini fra i sette e i nove anni.[3] Con voi cercherei quindi anche modi concreti per evitare che diventi il messaggero fra i genitori o quello che deve trovare una soluzione.
Quando arriva l’adolescenza, avere più autonomia e più parole per rispondere non lo rende immune dalla preoccupazione. Anche un ragazzo può temere le conseguenze dei vostri litigi o sentirsi responsabile di risolverli.[4] Possiamo ascoltare quello che pensa lasciando a voi adulti il compito di affrontare le decisioni.
Per un figlio può contare sentirsi dire: «Questa discussione riguarda noi. Non l’hai provocata tu e non devi risolverla». Poi quelle parole hanno bisogno di trovare conferma nei gesti di ogni giorno.
Come si porta questo lavoro nella vita di tutti i giorni?
Torniamo alla regola del tablet. Nel percorso possiamo aiutarvi a passare da «Con te non si può decidere niente» a una richiesta più precisa: «Prima di dare risposte diverse a nostro figlio, vorrei che ne parlassimo fra noi».
Possiamo chiarire come comunicarvi le informazioni, quando affrontare una questione delicata e come riprendere una conversazione che si è accesa troppo.
Le ricerche sul conflitto fra genitori ci invitano a prestare attenzione anche a questi aspetti: al modo in cui si esprime un disaccordo, a quanto si ripete e a come lo si affronta. Le modalità più costruttive sono associate a diversi esiti favorevoli per i figli, con risultati che variano fra gli studi e le famiglie.[1] [5]
Un accordo, poi, deve poter essere messo alla prova nella vostra quotidianità. Se qualcosa non funziona, possiamo tornarci sopra e capire che cosa va rivisto, anche perché vostro figlio cresce e i suoi bisogni cambiano. Quando ci sono aspetti giuridici o accordi già formalizzati, le eventuali modifiche vanno verificate con i professionisti competenti.
Puoi chiedere un incontro anche se non avete deciso di separarvi
Puoi contattarmi anche se state vivendo una difficoltà nel vostro rapporto e una separazione non è stata decisa. Il lavoro del mediatore familiare comprende le oggettive difficoltà relazionali della coppia, prima, durante o dopo una separazione.[6]
Nel primo incontro cerchiamo di capire che cosa vorresti affrontare e se la mediazione è adatta alla vostra situazione. Il percorso richiede la partecipazione volontaria di entrambi; il sostegno psicologico, la terapia e la consulenza legale hanno funzioni proprie.
C’è un aspetto su cui mi fermo con particolare attenzione: devi poter parlare liberamente e sentirti al sicuro. Se ci sono paura, intimidazione, controllo o violenza, occorre valutare interventi di protezione e sostegno appropriati. La legge stabilisce anche divieti di avvio in determinate situazioni e l’interruzione immediata della mediazione se emerge notizia di abusi o violenze.[7]
Possiamo cominciare da quello che oggi ti sembra difficile
Se stai pensando «Avremmo bisogno di parlarci, ma ogni volta finisce male», puoi partire proprio da questo.
Nel colloquio preliminare ti spiego come lavoro, ascolto la tua richiesta e valutiamo se ci sono le condizioni per un percorso.
Scrivimi per informazioni e per concordare un primo incontro.
Riferimenti scientifici e professionali
- Harold, G. T., & Sellers, R. (2018). Annual Research Review: Interparental conflict and youth psychopathology: an evidence review and practice focused update. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 59(4), 374–402. doi:10.1111/jcpp.12893.
- Graham, A. M., Fisher, P. A., & Pfeifer, J. H. (2013). What Sleeping Babies Hear: A Functional MRI Study of Interparental Conflict and Infants’ Emotion Processing. Psychological Science, 24(5), 782–789. doi:10.1177/0956797612458803.
- McDonald, R., & Grych, J. H. (2006). Young children’s appraisals of interparental conflict: Measurement and links with adjustment problems. Journal of Family Psychology, 20(1), 88–99. Scheda PubMed.
- Fosco, G. M., & Lydon-Staley, D. M. (2019; pubblicato online nel 2017). A Within-Family Examination of Interparental Conflict, Cognitive Appraisals, and Adolescent Mood and Well-Being. Child Development, 90(4), e421–e436. Testo integrale.
- Zhang, X., & Wu, Q. (2026). Constructive Interparental Conflict and Children’s Outcomes: A Systematic Research Synthesis. Journal of Marital and Family Therapy, 52(2), e70135. Testo integrale.
- D.M. 27 ottobre 2023, n. 151, art. 2: definizione della professione di mediatore familiare. Gazzetta Ufficiale.
- Codice di procedura civile, art. 473-bis.43: mediazione familiare e abusi o violenze. Testo della disposizione introdotta dal D.Lgs. 149/2022 su Normattiva.







